Se un uomo crede in modo sufficientemente fervido, agli occhi di chi
lo guarda diventa irreale. E più tenacemente crede, più ciò in cui crede
diventa irreale quanto lui. Tutto ciò è bellezza: questa è l'utile
bellezza dell'uomo e del suo credo agli occhi dell'Universo.
Sono nel letto di
F. Un raggio di sole entra nella stanza, taglia il letto di
traverso, mi solletica il naso, apro gli occhi. Dormivo, ora non
dormo più.
Alla mia sinistra c'è il muro, il muro blu, blu
cielo, cielo turchese, turchese come il fondo degli occhi di un
neonato che lo guarda. Nel muro c'è una crepa. La crepa si
spacca, il muro si sgretola rivelando il Mondo Reale dietro la
coltre di cemento della finzione. Cammino in mezzo a cascate rosso
sangue, il cielo è giallo ocra, gli schizzi delle cascate non mi
bagnano, mi accarezzano la pelle come schiuma morbida. Cammino in
mezzo alle cascate, il sentiero è giallo come il cielo. Man mano che
vado avanti la visuale si allarga, i colori cambiano. Ci sono
cascate, valli di cascate di acqua colorata e limpida, digradante dal
rosso all'arancione, dal giallo al verde, dal verde al blu, dal blu
al viola. E oltre le cascate altre valli, alberi, montagne, montagne
altissime sulle cui cime imperversano tempeste di ghiaccio. Un Mondo
selvaggio, ma reale come me in questo momento sdraiata sul letto di
Federico, il 29 Agosto 2012.
Mi scopro creatura bionda,
altissima, gigantesca eppure eterea. Lunghi capelli biondi senza
forma, il corpo nudo gigantico, grandi enormi ali piumate sulla
schiena - ali che non riesco a usare, non riesco a volare. Sotto di
me un cavallo nero, anch'esso gigantesco, possente, lucido come marmo
ma leggero come il vento. Corro su quel cavallo. Devo andare, devo
andare, devo andare. Non so dove, ma lo scopro presto. Al centro
della valle, prima nascosta alla mia vista, scopro una torre
altissima, una torre di bianco alabastro che sorge al centro di una
radura tra i boschi multicolore. Capisco che sono lì per liberare
l'Imperatrice.
La torre di alabastro è solo l'estremità esterna
della struttura che ho davanti: è il centro del Mondo, la Torre
Sacra degli Imperatori. Sotto la bianca torre altissima c'è un'altra
torre, scavata nella nera roccia sottostante, un edificio speculare
al primo, ma rivolto verso il centro della terra, ed è lì che io
devo andare. Da lì devo cominciare, per liberare l'Imperatrice. C'è
una stretta fessura nel terreno, in corrispondenza del portale
bianco: l'entrata per il Mondo di Sotto, il regno dell'Imperatore.
Il mio cavallo sparisce. Mi insinuo nella fessura e mi trovo
davanti una scala a chiocciola infinita, verso il fondo della torre
rovesciata. Cammino, un gradino per volta, in un silenzio surreale.
Non ho paura. Anche se non so cosa mi aspetta né cosa dovrò fare
per liberare l'Imperatrice, so che tutto mi si chiarirà al momento
giusto. Scendo, respiro, scendo, respiro. Le ali giacciono inutili
sulla schiena, mi infastidiscono. Perchè avere le ali se non posso
usarle?
Scendo. Scendo. Scendo. C'è una flebile luce sul fondo,
ma non è una lampada, non è una candela.
È la Libertà.
Sul
fondo nero della torre rovesciata vedo un'aquila azzurra, azzurra
come il cielo limpido che si fonde col mare. Emana luce, l'aquila. Ma
è imprigionata: le ali legate strette da una catena rosso vivo
incastonata nella nuda roccia della torre. L'aquila non si dibatte,
non lotta. È immobile nella sua prigionia millenaria, gli occhi
velati di una nube rossa come la catena. Il rosso della catena e del
velo sugli occhi dell'aquila è la Paura. Ne avverto la presenza come
fosse un odore; è la subdola Paura che tiene imprigionata l'aquila.
L'imperatore siede al
centro della torre, lo stesso sguardo velato dell'aquila, i polsi
incatenati. Dai polsi si innalza un catenaccio rosso che sparisce
verso l'alto nell'ombra della torre.
Capisco che l'aquila è lo
Spirito degli Imperatori, tenuto in ostaggio dal rosso mostro della Paura.
Le catene dell'imperatore giungono fino alla torre di
alabastro, e tengono l'Imperatrice legata a terra, luogo che non le
compete, impedendole di salire la scala che dal fondo della torre
porta al più alto dei Cieli Liberi del Mondo. Allo stesso modo,
all'Imperatore è impedito di sedere sul suo trono, che giace
abbandonato nelle profondità della terra, sotto la torre,
costringendolo a rimanere in un limbo, senza contatto con le Radici
del Mondo, senza potersi riunire a quelle Radici e poter
essere sicurezza per il volo dell'Imperatrice e per la Libertà degli
Uomini.
Prendo l'aquila tra le mani, tiro la catena con tutte le
mie forze, provo a volare per tirarla su verso l'alto con me, non
riuscendo ad alzarmi da terra. Non succede niente.
Urlo come se mi
stessero strappando dal corpo la carne a brandelli.
Respiro
male. Devo liberare l'aquila e sento solo la Paura sghignazzare
dentro di me.
Prendo la testa dell'aquila tra le mani, l'animale
è docile, non si muove. Mi guarda da dietro il velo dei suoi occhi.
Vedo un barlume di ribellione, vedo desiderio, vedo passione, vedo
rabbia.
Fisso i miei occhi nei suoi, con tutta la dolcezza e la
determinazione che sono capace di trovare, e lentamente abbraccio
l'aquila nelle mie immense ali bianche. Una grande luce ci avvolge,
emaniamo luce dagli occhi, dal corpo, dalla punta dei capelli e delle
piume. I lacci rossi si sciolgono, il velo svanisce, e la Paura sfuma
nel nero profondo della torre della Terra. L'aquila si libra in volo,
sbatte le ali tre volte ed è già alla sommità della torre, dove
tutto è scuro ai miei occhi. Ma so che è tornata a solcare i cieli
con gli Spiriti degli Imperatori.
Nello stesso momento in cui
l'aquila veniva liberata, anche l'imperatore era stato sciolto dalle
crudeli catene, e giaceva ora seduto a terra guardandosi le mani.
Mi
avvicino e mi siedo davanti a lui. Non ci parliamo. Lui ha una lunga
barba bianca e una corona semplice e splendente. Le sue vesti
riacquistano i colori e i ricami preziosi e i suoi occhi tornano a
splendere di gioia. Nelle sue mani appaiono un pugno di terra e un
bastone.
Il bastone è il suo simbolo, il comando, ciò che lo
tiene ancorato a terra, alle origini, alle radici del mondo. La terra
è Lui. Per ringraziarmi mi dona quel pugno di terra, e lo pianta al
centro del palmo della mia mano. All'istante, dalla mia mano nasce un
piccolo bocciolo di rosa, ancora non schiuso.
Sorrido
all'Imperatore mentre sotto di lui si forma una scalinata magnifica
che lo porterà nelle viscere della Terra, dove potrà finalmente
prendere il suo posto tra le Radici e proteggere il suolo su cui
tutti noi camminiamo.
Ora devo liberare l'Imperatrice.
Comincio
a risalire la scalinata, ma mi sento leggera, più leggera di prima,
i miei piedi a stento toccano gli scalini – anzi, mi accorgo di non
sfiorarli neppure.
Volo.
Torno in superficie e
la luce del Mondo mi colpisce più intensa di prima, segno che sto
compiendo bene la mia missione.
Entro dal portale bianco. La
stanza circolare sul fondo della torre di alabastro è piastrellata
di nero e bianco, a spirale. Al centro giace distesa l'imperatrice,
liberata dalla stretta delle catene ma ancora incosciente. Mi
avvicino a lei. Scopro una donna anziana, dalle vesti polverose, gli
occhi ciechi e i capelli sfilacciati, che a stento respira. Ho un
moto di paura. Che io abbia sbagliato qualcosa?
Sento un tocco
leggero sulla mia mano. L'imperatrice con le ultime forze mi stringe
la mano. Mi accorgo che la rosa che ho sul palmo sta lentamente
sbocciando. Cresce, nascono le foglie, sboccia il fiore, rosso
intenso come sangue, profumato, forte. Cresce sul palmo della mia
mano e infine si sdoppia, si triplica, si quadruplica, e si estende
rampicante tutto intorno a me e all'imperatrice. Colgo la rosa dalla
mia mano e la dono all'Imperatrice, che la afferra con la mano
destra, delicatamente ma con decisione. Di nuovo una grande luce ci
avvolge, e un vento luminoso si alza tra di noi. Non vedo
niente.
Quando la luce diminuisce di intensità, finalmente vedo l'Imperatrice. È una donna bellissima, i capelli corvini lunghi fino
a terra, le vesti ornate d'oro e porpora, gli occhi scuri come la
notte ma caldi come l'Amore. Nella mano destra la rosa, nella
sinistra l'infinito.
Mi fa dono dell'infinito. L'infinito entra
nel mio petto, all'altezza del cuore. Io scompaio in una grande luce,
le mie ali per prime, il mio corpo poi. Sono solo luce.
L'imperatrice sale i gradini che portano alla sommità della
torre di alabastro, nel più alto dei Cieli Liberi del Mondo. Ad
attenderla c'è la Libertà, l'aquila azzurra è tornata dalla sua
padrona. Insieme spiccano il volo dalla cima della torre, nel cielo
infinito, nel Mondo infinito, che è rosso, giallo, arancione, verde,
viola e blu. Blu turchese. Blu come il muro della camera di
F.